aeroporto

   nessuno conosce ulisse


martedì, 27 febbraio 2007
 

Un aeroporto extracomunitario

All'arrivo mentre l'aereo scendeva,  dal finestrino vide una distesa d'acqua, poi la sabbia scura o forse non rammentava bene: terra; poi come fosse un sogno ricordò le piante di noce di cocco, alcuni bambini correvano in uno spiazzo vicino a delle capanne fatte di paglia e fango, una strada sterrata cingeva il piccolo villaggio primitivo e una macchina con sopra un portapacchi pieno di legna, la percorreva. Ancora dell'acqua, ma questa volta come ricordava, era un fiume, dove ai margini, conficcati sul fondo, c'erano dei pali come un reticolato, "si era un fiume"  si disse fra sé. Dei bufali pascolavano: alcuni tra il fango, altri immersi in acqua, altri ancora immobili, con lo sguardo verso uno spiazzo di vegetazione più alta e, su un argine coperto da cumuli di detriti, come tronchi marci e lamiere arrugginite, c'erano degli uomini intenti al lavoro con un elefante, i quali, trascinando una specie di slitta, portavano ancora detriti. Dopo poco, un campo di riso con l'acqua che rifletteva l'immagine dell'aereo che scendendo repentinamente toccò la pista d'atterraggio.

Così si ricordò della meraviglia che provò quando, affacciandosi al portellone d'uscita trovò, l'estate ad aspettarlo. Il sole era alto, c'erano le ombre nette sotto le tettoie, alcuni operai lavoravano sull'aereo, dei poliziotti dai volti infantili con divise scure intonate alla carnaggione abbracciavano fucili, come dei bambini innocui, il sorriso antipatico delle hostess, la scaletta ripida con la gente, quasi tutti ragazzi vocianti e meravigliati che un poco spingevano.  Si rammentò che guardando il gruppo turistico, si sentiva giovane e avrebbe voluto correre attorno all'aereo come un cane felice.

(pag.272. Mi piaceva: "pista d'atterraggio")

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venerdì, 23 febbraio 2007
 

La palude definitiva

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"Se penso di essere salito ancora, la palude diventa un deserto che separa mondi che non vedo, ma che suppongo ugualmente deserti; ciò che si muove è sabbia mossa dal vento, o una tribù che cerca di sottrarsi alla solitudine mortale. Si può salire ancora:  e la palude è un pianeta che sto sorvolando, un luogo alieno, e tuttavia un luogo che mi è caro, e forse abbandonerò tutti gli altri pianeti, incluso il pianeta da cui provengo, per scendere su questo spazio ignoto, dove forse mi attendono i fratelli che non ho trovato nelle lune, negli asteroidi, nelle comete; fantastico di scorgere grandi metropoli, sobborghi popolosi, e mi dico che quel pianeta, è diletto a dèi benevoli, ed è fitto di templi affollati da devoti che coltivano una industriosa mitezza."

G.M. pag 47-48

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giovedì, 22 febbraio 2007
 

Mostra dell'artista Max Savant

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La matematica mente sapendo di mentire. Essa è riottosa, nevrotica, compulsiva: femmina. Pitagora, ammesso che sia esistito, sostenne che la natura della realtà fosse matematica. Secondo Aristotele i pitagorici sostenevano che: " il mondo intero fosse armonia e numero".  La matematica cospira contro l'ordine, infatti il dott. Alessandro Bianchi critico d'arte (momentaneamente ministro dei trasporti) ha detto:"Abbiamo troppi aeroporti, e non ci sono regole precise sulle compagnie low Cost. Chiunque ha un aereo e due equipaggi apre una linea. Peccato che questo il passeggero non lo sappia: sa solo che paga 15 euro per andare a Londra e va". (Francia 473 aeroporti; Gran Bretagna 497 aeroporti; Germania 620 aeroporti; Italia 136 aeroporti) Alla mostra icarus Max Savant dipinge "coraggiosamente"  (presumibilmente all'estero) aeroporti. I curatori della galleria Romberg, Italo e Gianluca, con sprezzo del pericolo presentano i quadri di Max Savants, "regione dello spirito" in attesa che diventino tessere grande formato per grazia ricevuta.

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mercoledì, 21 febbraio 2007
 

troverei un aeroporto

Trovato questo:

"L'infinito e la sua illusione, marcia di terra e di fango nel bianco spazio oltre il tuo sorriso, coriandoli tra la tua bocca. Un granellino sopra un macigno e il tuo collo come un cigno voltarsi nella morte. Se il buio avesse la tua bocca e i sassi calpestassero il tuo ventre, troverei un aeroporto ad aspettarti. Hai tagliato l'ombellico e ora scivoli volteggiando nel buio, una fenice. E veloce, non più di traverso, compari scrutando l'orizzonte,  tagliando il sole, placenta dell'illusione. Una sciabola per coltello, le ciglia sipari di infinite bugie. Eppure i tuoi seni li ho ancora stretti, lanciati oltre liriche frasi. La menzogna costa cara".

(mi piaceva "solo": troverei un aeroporto)

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