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domenica, 30 settembre 2007
Quello che era stato non gli importava. Lui era stato ma quando era stato, era cosa differente. Troppe cose gli erano -state perse - cioè un poco era stato Lui e un poco gliele avevano tolte fino a sotto il cuscino. Ma perché questo lo facevano Lui pensava a che erano contenti a far così. E gli piaceva di far contenti. Poi finì per dirsi che non aveva importanza e poi finì che non c’era proprio più nulla da prendere e allora, era come se avesse perso tutta l’aria: “quella pesante che si infila sotto i polmoni e pesa” come lui spiegava.
venerdì, 28 settembre 2007
Il rigattiere mise in ordine tutte le sigarette sul muretto, una accesa e una spenta in fila. Cambiò disposizione: face un quadrato. Tre le fumava, tre le girava.
-Avanti un'altra. - Presa la guardò.
Gli piaceva vedere il tizzone acceso. Aspirava e poi veloce guardava la brace.
– Avanti un'altra.- E deposta questa ne prendeva una spenta e ci parlava pure:
– Tu sei spenta, e tocca il lavoro sporco a te. Tocca che te ne rimani a far la guardia. Se viene un ladro urla, e urla. Fai la brava. E la metteva sul muretto.
- Tu dove vai? - Indicava puntandola col ditone una che si spegneva. La prendeva in tempo e succhiava, la brace sempre più rossa, con le mani grosse la faceva rotolare…
-Ti piace essere accarezzata, come il mio cane. –
Ma il cane non lo aveva. Lo chiamava:
-Vieni qui, su.. vieni qua, bastardo, sei bastardo.- E, mimando:
-Vattene che qui non c’è molto da mangiare. Abbiamo abbacchio e coriandoli di pane.-
Gli piaceva la parola coriandoli.
mercoledì, 26 settembre 2007
-Pronto? – diceva – Siamo pronti. Eccoci. - E fingeva un gesto atletico e poi sorrideva e s’inchinava e poi la frase, sempre quella: Avete un po’ di ferro vecchio? Per questo uomo arrugginito. – E diceva serio. -Pago bene io, pago con le lire.-
E prendeva la cornetta a mimare una telefonata e diceva: - Pronti, siamo pronti, pago bene io, per il ferro! Pago con-tanti…ringraziamenti. – Poi scendeva, e salutava e s’inchinava e salutava e si inchinava.
lunedì, 24 settembre 2007
Se ne stava seduto sul margine della strada. Aveva la barba e un cappello tirato indietro, fumava standosene seduto sul muretto d’un canale di bonifica. Più in là, il carro: due ruote dipinte con la ruggine vecchia sotto. Il motorino come motrice, una museruola sul fanale, una sella con schienale e appesa la cornetta d’un telefono di casa. Il carro dietro attaccato. Una rete d’un letto come sponda. Quattro bastoni uno con una bandiera gialla e bianca del Vaticano e uno con una ventola che girava.
Li in campagna a cinque chilometri dalla statale, su una migliara all’ombra di eucalipti, fumava. Fumava a gesti e poi fumava veramente. Accendeva e poi spegneva e sul muretto in fila metteva le sigarette: c’erano quelle accese e quelle spente con il tabacco biondo perso sul cemento.
Aveva dei bei calzoni neri e scarpe grosse, guardava davanti e aggiustava una piega che mai c’era stata. Tentava di dar forma a quei tubi neri deformi grigi dalla polvere, sputati di vernice rossa: “Maestro! Mi fa un bel lavoretto qui sul cancello? Mi da una bella passata di minio fresco?” e Lui come al solito: “Pronti, come vuole signore mio”.
mercoledì, 19 settembre 2007
Le cultivar d’ulivi, frantoio a drupa grossa, alcune di queste già puntinate. Gira l’oliva tra le dita, ma ecco, che stupido strappi quella buona, sono le uova, bastarde di mosche, ma no, non è quella che fai? Ah! ma stai sempre a sentenziare. Bisogna mettere paglia, e porta un secchio.
Taglio qui, freso lì. Indica con il gomito e oscilla entro il cerchio. Ma che fai? Ma che fai? Spegni la trattrice? Ferma che le batterie sono scariche.
giovedì, 13 settembre 2007
![mozia_tophet[1]](http://files.splinder.com/97f4ee7aed1d542cb1ad7770de58c180.jpeg)
Il protagonista, pensando per immagini e scivolando nel mondo che ora gli compariva a tratti, seguendo una linea semplice di associazioni, per meta' gradite e per meta' di confusa ilarita', si trovo' seduto, smarrito dal procedere meccanico dei suoi movimenti, assorto continuamente in se stesso.
Lasciò così la semplice fame, il desiderio di mangiare, in un moto ansioso che lo porto' nel desiderio di uscire, di andare al più presto al sole, fuori di casa. Così si trovò sdraiato sul litorale, mentre a tratti seguendo un gabbiano e contemporaneamente i punti luminosi, a palpebre abbassate iniziò a calmarsi. Andò all'ombra sotto il pergolato di canne di bambu' e con la mente tracciò queste immagini che si riprometteva di riordinare:
venerdì, 07 settembre 2007
![mufloni_02[1]](http://files.splinder.com/57c6d7ce48bc83d68197b6c45cf0c443.jpeg)
(sulla mulattiera)
Al crepitio, (forse erano frastuoni lontani), al crepitio i ginepri erano con le bacche pronte, mentre la salita in cima era segnata da pietre numerate. Ai passi seguivano silenzi sull’attenti, e giù la scogliera destava lo sguardo, mentre l’ombra scendeva a coperta, a drappo sulle opuntia ficus-indica. Sotto, a cinquanta metri ginepro-fenicio a scacchi sulla scogliera ed un muflone in alto sopra noi a sessanta braccia come cappello destava lo sguardo, ed in basso guardava; e come un uccello nel vuoto (si sarebbe potuto sfracellare) compì un balzo e volò, volò oltre una cresta a prendere un ciuffo d’erba atterrando come un dio senza ali.
domenica, 02 settembre 2007
(Sulla spiaggia)
Queste casa-città su leggere palafitte parlano di giardini; si chiamano per soprannome si cercano al vento che intreccia ancora palme. E corteccia per fibra, certo cordame avvolge e stringe, congiunge altri pali a sorreggere balconate o legni porta, entrata. Qualche stonata lamiera, mi allontano non voglio essere estraneo come sono, mi sdraio all’ombra, di lato, oltre il villaggio, chi vuole capire, (dal diario di bordo)
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