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   nessuno conosce ulisse


martedì, 30 ottobre 2007
 

Padri e figli

  La proprietà era cintata da un fosso e correva nel canale dell’acqua, dove rane e girini, si mettevano comodi in pozze più larghe, la terra franata aveva creato delle anse. “Si porta via questa pianta qui” – pensava -  “ma guarda che abbandono!” Un ulivo era con le radici all’aria.  “A rifare il tetto sono buoni tutti, ma qui… ma sì” - diceva tra sé - “E’ meglio usare il diserbante.” Vedeva filari di ulivi centenari ed alla base del tronco c’erano rovi di mora, come a sbeffeggiare e al contempo a premiare l’abbandono.

Fatto il sopralluogo tornò in macchina e decise di vendere la proprietà, un casolare a due piani ed una stalla,  ma ormai erano solo mura in rovina, la terra con gli ulivi. In macchina, al ritorno, si ricordò di quando il padre lo portava a passeggiare e gli diceva e gli diceva, e lui guardava i tronchi enormi d’ulivo e le formichine, ed il padre: “Ma che fai? Lascia stare, ti sporchi le mani, ma guarda… Nerone…” Il padre chiamava Nerone il cane, ma il cane non aveva voglia d’andare. “Senti?... Sbattono. Nessuno si prende la briga  di chiudere le finestre.” Così diceva il padre e rammentando questo mentre guidava, all’ombra dei pini marittimi, sentì la macchina come fermarsi. 

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giovedì, 25 ottobre 2007
 

L’ombra sotto il costone

 

E l’acqua andava scendeva e poi saliva su un masso e tornava a cadere e poi s’impennava sulle sponde e voltava sui pali, e spugna terra fine e grassa e sabbia e poi la pozza e si inchinò e dicevano: “non bere, non bere a monte ci sono allevamenti”. E chino: “ma che!” diceva, e gli occhi e la faccia luminosa ed il torrente gli passava per il naso per la gola per le mani come luce serpente a scivolargli addosso.

Pozze di neve sotto le rocce grigie e licheni gialli  aggrappati a macchie lambire il nord, nord-est. E memoria di vento e vento e neve e ghiaccio e tormenta e poi lenta profonda pesante neve cadere a memoria di quello che era stato l’inverno a mente, dietro le finestre, sotto il portone, attaccato al legno del garage,  passa la macchina con le catene mentre la fontana trabocca di ghiaccio come torta e sopra la copertura di castagno a tetto: fontana lavatoio, con il becco curvo di acciaio bruno e l’acqua  scorre sempre.

E ancora  l’inverno a pozze, acquario a freddo ombra sotto il costone, verso la parete nord: il ghiacciaio, “va beh andiamo” diceva.

 

(da: mio fratello maggiore)

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lunedì, 22 ottobre 2007
 

L’ombra sotto il costone

 

E andavano, e andando portavano, e cantavano, su, salivano e sopra, poi giù e poi scendevano e andavano, e andando guardavano e in alto sopra con i piedi pesanti si fermarono. E a voce d’un tratto si chiamarono a nomi storpiati e ridevano ed al torrente con i piedi in acqua: “Non levatevi le scarpe, non levatevi le scarpe” come in sogno una voce, e l’aria era li, ferma, fino a sotto il costone dove rimaneva l’ombra.  Il fiume si apriva lungo e spesso fino a dove si poteva vedere oltre la pianura oltre le colline, e sotto case e palazzi e terra rivoltata, e alberi che sembravano punti. Montagne e picchi e cielo con le nuvole basse, e poi c’erano quelle alte, altissime come filo leggero, fumo. E ripresero e andando salirono ancora su, e poi di nuovo per la discesa e subito una salita con i sassi grossi  tra la terra cementati sotto gli abeti, con gli aghi bruni e piccoli e quelli verdi con la resina. E un corvo chiamava ed un altro rispondeva giù verso il torrente, dove fermo il ponte di ferro stava.

 

 

(da: Mio fratello maggiore)

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martedì, 16 ottobre 2007
 

La protagonista ed il saggista (Capri)

 La protagonista, dopo aver ascoltato la nipote e dopo aver pianto davanti a lei, decise di incontrare il suo amico saggista, il compagno di scuola che durante la permanenza nel fine settimana passato aveva cercato. Capi` che in quel momento solo lui poteva comprendere il suo stato d'animo. Cosi` lo raggiunse nel suo albergo e dopo essersi seduti in terrazza, per la confusione e la presenza dei congressisti, visto lo stato d'animo della protagonista, decisero di appartarsi in camera del saggista.

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sabato, 13 ottobre 2007
 

L' Ombra

 

 Nei campi a erba, vacche giacciono morte. L’esercito come vento é passato lasciando a terra le madri con i vitelli vivi piangere. Il sole alto e la nebbia. Un cavallo pazzo corre con i finimenti a terra vicino al bosco di faggi. Una donna da ordini e con tre carri si caricano le bestie morte e dietro i vitelli seguono come se le madri fossero vive.

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lunedì, 08 ottobre 2007
 

Isola Ko Rawi Andamane

blog 004

(il villaggio, in prossimità)

 

Malditerra tutto altalena. Nuoto d’aria; punto fossili conchiglie. L’orizzonte come corrimano tientibene. Nausea per il troppo oceano.     (dal diario di bordo)

 

Il marinaio sdraiato all’ombra guardava oltre i cespugli:  su un monte di sabbia una mucca  rovistava con il muso tra i ciuffi d’erba.  “Occhi, corna, occhi  neri come pesce,  tonno enorme, spiaggiato al sole.”  Come a naufragare in un mare d’aria, sentiva la terra ed era come se tutto continuasse a girare. A mare, in navigazione le ombre delle sartie sembravano fili neri che tagliavano in due la barca, la prora e oltre l’orizzonte, l’isola che avanzava, dietro la scia: taglio della chiglia. E sentiva l’ora del tempo, del minuto, dello sguardo verso la terra che ora qui,  girava altalenando. Fissò l’orizzonte e conchiglie  sul bagnasciuga.

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sabato, 06 ottobre 2007
 

Il rigattiere

Il rigattiere pensò che tutto quell’acciaio avesse qualcosa da dire: un animarsi in forma, come a vibrare e a sussurrare al vento condizione leggera, al vento…ecco appunto sentiva come quando poco prima in moto veloce percorreva la strada  con il vento che stropicciava i suo pantaloni e distratto da questo animare, all’improvviso, dinanzi a sé, gli comparve un uomo che gli sorrideva.

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giovedì, 04 ottobre 2007
 

Il rigattiere

 Il rigattiere svoltò verso le costruzioni di metallo e arrivò a un recinto con l’argilla a monti, spostata dalla scavatrice e dietro il monte ornato da ciuffi d’erba fresca e nuova, un ricovero per operai e su una panca in fila come nani, tanti contenitori cilindrici per tenere l’acqua fresca e dinanzi a lui operai sopra una struttura metallica come un mille piedi. Imbullonavano con trapani elettrici.  

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martedì, 02 ottobre 2007
 

Il rigattiere

 

Si alzò dal  muretto di pietra e salì sul suo “destriero”, alzatosi in piedi e con tutto il peso pigiò la leva della messa in moto. E partì subito il motore con un bel rumore basso e lento, il serbatoio gli piaceva per   l’acciaio lucido, aprì il tappo e senza motivo soffiò dentro.

 – Perché lo fai?- Gli dicevano a prenderlo in giro.-  E lui:  – E che ne so!.. lo so, ma mica posso spiegarlo, mica sono matto fino a qui!-

 

Lungo i filari di eucalipti, c’erano i poderi a bella simmetria, con i numeri sopra che sembravano cuciti, e tra i poderi c’erano case tutte differenti messe li in confusione  ma dietro, oltre le costruzioni c’era ancora la campagna.   

 

Cavalli guardavano appoggiati alla recinzione.

“A scongiurar con i cavalli.”  Pensava e questi dinanzi nella finzione gli comparvero: un cavallo, liscio con la pelle nera lucida gli sembrò una pantera.

“Stiamo attenti che le belve nel recinto, sentono”.

 

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