aeroporto

   nessuno conosce ulisse


venerdì, 30 novembre 2007
 

Verso il cielo

 - Poi salimmo degli  scalini, uscivano dal muro o dal soffitto non ricordo, e su c’era un altro corridoio con delle stanze ed eravamo tutti ubriachi, almeno io ero così, e poi il cinese ci spingeva e voleva i soldi, faceva cenno: voleva vedere i soldi. Allora l’americano prese dieci dollari e questo si mise a spingerci giù per gli scalini e a momenti si rompeva tutto, fu allora che tirò fuori il coltello e il cinese non disse nulla, e si tirò indietro e poi l’americano si mise a ridere e mise via la lama e tirò fuori altri soldi, non so quanti erano ed il cinese fece si con la testa, e ci lasciò li nel corridoio, lui scese senza neppure dir nulla e chiuse qualcosa ma io ero già a metà nel corridoio dove c’erano le luci che illuminavano, non c’erano finestre, deve essere stato un sotto tetto o qualcosa di simile perché sentivo i corvi che saltavano sulla testa. Poi l’americano aprì una porta e rimase fermo inchiodato e la faccia da rossa che era, diventò bianca come da morto e rimase lì come morto, e io andai li con il mio sorriso e mi affacciai e vidi. E rimasi proprio anch’io di stucco e rimasi fermo come se tutto mi venisse contro.  Fu allora che capii, fu allora che iniziai a sentire amore e mi sentivo strano e mai ho visto nulla di simile mai.  C’era legata una scimmia ed era grande come una donna, ed era tutta depilata, dico senza peli, non aveva neppure un pelo, ed il suo corpo era bianco, bianco come cera, e ci guardava con i suoi occhi neri, e  fu così che alzando la testa ci guardò da dove era legata. 

 

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mercoledì, 28 novembre 2007
 

15-18

 - Tutte le notti noi prendevamo il ponte e tutte le mattine loro lo riprendevano. La notte andavo vestito con il lucido da scarpe in faccia, passavo le linee e andavo dietro e poi minavo e uccidevo con la lama. Sai cosa è il terrore?- No, risposi, con la testa.

- Il terrore è sapere come il coltello entra dentro. Ti aspetti qualcosa di duro, invece siamo come un secchio vuoto. E’ questo  ti spaventa, scoprire con il coltello come siamo vuoti dentro.

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lunedì, 26 novembre 2007
 

Un muro a calce

 - C’era questo budello, questo corridoio stretto, con una luce fioca giallo arancio o solo erano le facce dei clienti ad essere così. Questo fatto non lo ricordo bene ma ricordo uno che aveva i capelli lisci e neri, e la fronte piccola piccola e una riga precisa che partiva dalla fronte e sembrava non finir mai, se ne stava seduto come gli altri, su delle sedioline di paglia e legno, e le mura puzzavano, dico che puzzavano di coniglio bagnato. Dico questa cosa perché lì ci andammo dopo esser stati a caccia. Siamo andati senza fucili solo con i cani dietro le risaie e questi quattro cani hanno iniziato a chiudere un cerchio e poi ad inseguire lepri o conigli selvatici, e vedessi come correvano, erano cani, come levrieri ma erano magri e strani… beh, dopo ci hanno portati li, si è aperta una porta e sono uscite le ragazze.

 

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sabato, 24 novembre 2007
 

Genova Nervi

In via delle palme, c’erano aranci selvatici ornamentali, panchine e belle case a tre piani, di gente ricca. Si aprì il cancello, si sentì lo schiocco,  il sibilo di questo e si aprì mentre lampeggiava la lampadina. Una donna giovane era al volante   era truccata e i capelli erano lisci e morbidi. Faceva freddo. La stazione era in fondo alla strada. Dietro la stazione dei treni c’era il mediterraneo.

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venerdì, 23 novembre 2007
 

La via dietro la strada

 

- Erano proprio divertenti, se ne stavano in un cantuccio, ti dico che era proprio uno spasso. Se ne stavano sedute su divani come animaletti, potevi far loro quello che volevi, e loro li che solo aspettavano. Bevevamo,  io bevevo una birra e poi l’americano grasso prese una di quelle più piccole e la mise sul tavolo, erano piccole come le macchinine giocattolo. E questa prese a fissarmi con gli occhioni scuri e rotondi, sembrava un gufo con i capelli sulla fronte. Ed allora io l’ho fatta bere e lei beveva, li sul tavolo sdraiata e il grassone era gia  tutto sudato.

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mercoledì, 21 novembre 2007
 

Giù per la discesa

 

Era vicino, sembrava di potergli contare i denti, invece era a venti metri, aveva la luce proprio forte.

- Spegni quella torcia scemo che sei.

- E che ne so - rispose - questa si è accesa da sola.

- Spegni quella lampada ti si vede da un miglio.

- Sai che novità, sai che sorpresa?

- Non ti ho detto io di venire, potevi startene a casa, da tua moglie.

- Ma è qui che sono? E’ vero? E’ qui che stanno?

- Così dicono.

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lunedì, 19 novembre 2007
 

A caccia

 

  Camminava sulla riva e percorreva il perimetro tra l’acqua e la breccia fine.  La bussola tascabile segnava al contrario, il quadrante si era scollato e sporco neppure si leggeva.
 -Ehi!- Diceva l’amico -può essere pure l’ovest o l’est, che serve questo attrezzo ora?
-Giriamo attorno al lago, troveremo indicazioni- rispose l’amico.
- Già, indicazioni, ma a che servono?- rispose l’altro, arrabbiato.
- Senti, non ho voglia di trascinarti, vai cento metri avanti.
- Perché?
- Non voglio sentirti. Vai avanti ti dico.

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giovedì, 15 novembre 2007
 

Avvertenza all’intuitivo

 

- Ho avuto modo di attraversare tanta acqua, (è modo questo di vedere dentro), specchiandomi e specchiandomi, e trovo nei dettagli delle rose,  petali di canto che piovono.

Vedo, scusami,  che pensi agli accostamenti: associazioni, finzioni. Invece ho da dirti che riconosco l’ora e l’orologio, meccanismo umano di uomo incarnato, di uomo divenuto alla insaputa altro.

 - Sei pazzo? In questa commedia vuoi svelare il mistero della porta? Vuoi forse morire? Non sai  che chi svela la porta è dannato nella morte? Vuoi questo? Taci.

 - E’ per gli uomini, non per noi, che siamo anime di anime.

 - Per gli uomini e per la dannazione. Stai attento a quel che dici. Calarsi nel cielo oltre il tempo, costituisce fine, per chi proferisce la parola.

 - Tu dici… poni questioni, allarmi la coscienza. Ma così dicendomi traduci entro la spirale. Non aver paura, calati nel karma, divincola la parola e conduci l’immagine a te. Questa coscienza è parte, è mille parti che chiamano. Riconosci entro essa la tua sentenza, ma questa, ricorda, è falsità. Tieni a mente questo, è  gioco ad altre costellazioni.  Riconoscere l’inizio, questo deve essere il tuo operare, come strada. L’incudine come il martello operano senza acqua. Essa, l’acqua, è costellazione primaria, come il sole. Conduci il –nuovo- drago. Questo è pioggia,  in esso fulmini benevoli, serpi come parole. Parole come pioggia. Porta a mente questo esercizio e conduci l’immagine oltre il cielo.

 - Perché parli all’uomo?

 

(da: fantasmi, commedia di mezza estate)

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venerdì, 09 novembre 2007
 

L’ombra sotto il costone

 

E sul picco a croce alberi segnati e fascine a terra a cumuli, e il recinto di pietra circolare con l’entrata a legni legati e inchiodati, e lo sterco secco ormai decomposto vicino la stalla bassa e stretta. Panchine e termos e un fuoco acceso. “Butta altra legna”.  Alla miniera, acqua. Acqua e baracche e freddo e buio e si spogliarono e entrarono in acqua vestiti con le mute, “dai venite”, dicevano. E con le torce subacquee dentro le gallerie, e queste metà d’acqua e metà d’argento si aprivano fino a sotto la montagna. Pietre con cento occhi brillavano sott’acqua e d’improvviso la spiaggia nella galleria franata e vecchie camere d’aria appese come trofei alle pareti di roccia, e nell’acqua galleggiavano tavole e bottiglie di vetro.  “Perché piangi? Che sciocco che sei. Hai paura?"

 

(da: mio fratello maggiore)

 

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lunedì, 05 novembre 2007
 

L’ombra sotto il costone

 

Erano nel bosco, davanti c’era la collina, s’apriva tonda e delicata e tutto circondava e i fianchi erano come mura scoscese.  Non c’è vento qui, fermiamoci”.

Sentirono un motore diesel, l’odore scendeva con il fumo e salirono. Oltre la collina  tagliavano,  legavano e sentivano rumori forti di cavi d’acciaio. D’improvviso videro un vecchio aereo a pezzi, incagliato in una rete di cavi e un uomo scendeva a valle con una carriola, pezzi di ferro: molle enormi di camion. Saldavano ed il gruppo elettrogeno inquinava, e assordava, e tutti rimasero come pietre.

 

(da: mio fratello maggiore)

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