Al coperchio, che si adorna di nuove prese
grafite o legni duri (invero si fa anch’esso
antiaderente) rimane come canterino tra le luci,
scivola plastico e pare d’umore
e così e di fretta il
tuo avvicinarti al fuoco.
E per un di più, seccata gli parli, concludi.
Nulla, si ritorna all’ a capo pubblico rigore
Dall’immensurabile al metro.
(da: i quaderni dell’impostore)
L’ipotesi si fa lunga
La mezzana fatica a stare dietro
E dal groviglio di cime neppure un bando
una urla amica.
Per il poco vento le verticali si fanno
incerte
e al rullo, visivo non acustico, (in via
del silenzio imposto, coprifuoco autorale)
piove preghiera, meditazione nell’arcano:
sempre un gregge, un deserto, un caro monte
in disuso (qui) il maiale.
Steppe, deserti; tradizione vuole
che le zampe corte siano di palude
Lacustri mesopotamie
Salto da muflone da capra
(da: i quaderni dell’impostore)