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martedì, 29 luglio 2008
Fece due nodi grossi e larghi e legò così la barchetta alla bitta di ghisa. Salì a bordo e questa si mosse tutta e fece per legare meglio ma la cima neppure passava nell’occhio di cubia per quanto fosse larga. Si mise a poppa e iniziò a giocare con il timone a barra. Giocava ad essere in una tempesta e le onde erano grosse. Muoveva il timone velocemente e si voltò verso poppa. Piccole ondine erano attorno al timone e l’acqua liscia aveva uno strato leggero di nafta e sembrava dir loro di star buonine e teneva così le ondine mosse dal timone sotto di lei.
- L’arcobaleno! - Esclamò. Smise di giocare e si mise a guardare meglio sull’acqua.
giovedì, 24 luglio 2008
Si svegliò che era ancora notte. Scese dalla cuccetta uscendo dal sacco. I genitori sotto prora erano distesi vicini, abbracciati. Vedeva le palme dei piedi fuori e quelli del padre stavano vicino alla scassa dell’albero, sembravano delle conchiglie.
Prese del pane, dei resti di pane che erano sulla ghiacciaia di mogano. Salì sulla scaletta e spostò piano il boccaporto sul ponte e uscì fuori in coperta. C’era l’aria fresca e tutto era bagnato con uno strato spesso d’acqua. Prese la canna di bambù e portò a sé la grossa cima di poppa, sentì che pizzicava. Si arrampicò e prima la canna si girò tutta sul molo e salendo con la pancia spostò l’amo che era lucido e sembrava un gioiello sulla pietra.
Sul molo c’erano grossi neri rimorchiatori, attraccati al traverso. Erano uno affianco all’altro in doppie file. Avevano prore larghe con i copertoni dei camion attaccati con delle catene. Uno aveva un fumaiolo giallo stretto e lungo e aveva la prora dritta sull’acqua e la cabina di comando in legno lucido. Si sedette su una bitta sotto il faro rosso del molo. Sull’acqua c’era uno strato spesso di catrame, tanto spesso che stava in piedi una cassetta di legno e neppure si bagnava.
-Bambino che fai là? – disse un marinaio uscendo dall’azzurro della coperta del rimorchiatore.
Quasi si spaventò, così al buio.
-Pesco. – Rispose.
-Ma non ci sono pesci qui – Disse il marinaio con i capelli bianchi. Mentre si puliva le mani con uno straccio.
-Sì che ci sono. Ne ho visto ieri uno bello grosso saltare.
sabato, 19 luglio 2008
Portiamo al macello animali
come fossero predestinati all’uso.
Tutto diviene facile civiltà!
Eppure ci dicono che l’uomo
con gran salto è
sapiens
mangiando la parte
che ne rimane.
E sull’uso del digiuno non
si sa
se è
per il prima
o per il dopo.
(da: i quaderni dell’impostore)
martedì, 15 luglio 2008
Su Tarkovskij
è tardi. E’ morto.
Che sia stato il dio pan
o l’unione sovietica,
o T. o Z. o A.
è cosuccia da padre e figli.
L’imbecillità del leninismo
è tutta nel marco tedesco.
Uomo corrotto (tanto amore corrode)
usava mezzi e per sopramercato
gli hanno altra umiliazione.
Peccato ora per il giro turistico.
(da: I quaderni dell’impostore)
venerdì, 11 luglio 2008
A volte bisogna avere pazienza, pensava. E’ perché non sanno. E poi sono così presi che neppure si accorgono. La gente, pensava, ha tante cose da fare e corre su i suoi passi; è come se camminasse sempre sulle stesse orme. E allora cosa si deve fare?
Chiedeva a Dio.
Cosa posso fare io, per far vedere?
Ma Dio non rispondeva. Pensava a Lui, e piano sentì qualcosa di leggero dietro e si voltò. Niente, non c’era nulla. E poi di fianco ancora qualcosa e si voltò. Niente, neppure di fianco c’era nulla. Ma cosé? Pensò.
Cosa vuoi dirmi, sei Tu?
Sentì un poco di paura e quasi come se venisse il buio nella sua testa e c’era nella sua fantasia un uomo con dei capelli color mogano e sembravano impastati di grasso, come se fossero infangati e poi si inchinò e si sentì preso da quella fantasia. Deve essere la mia immaginazione pensava, questo deve essere il Cristo come me lo immagino io. Forse perché sono solo ed ho pietà di me, deve essere per questo che ho questi pensieri. Bisogna avere pazienza, pensava.
domenica, 06 luglio 2008
Stavano in macchina sentendo la radio quando il figlio domandò:
- Tuo padre sapeva cantare?
- Tuo nonno sapeva cantare benissimo - Rispose e fu meravigliato da quella domanda, è come se sentisse dentro di sé qualcosa, pensò, non sapeva certo della voce stupenda che aveva avuto suo nonno e che questa per poco non gli stesse rovinando la carriera, per via che lo volevano far diventare un cantante.
- Tu non sai cantare, però?
- No, sono stonato, non so cantare. - Rispose il padre.
- E’ mio nonno - chiese ancora il figliolo - che è andato in cielo - aggiunse - Come faceva?
- Beh, a volte suonava la chitarra e cantava.
- Io non so suonare la chitarra - disse.
- Però so cantare con la chitarra.
giovedì, 03 luglio 2008
C’era una madre che si lamentava. E questa doveva alzarsi presto tutte le mattine e far la colazione per i due figli che aveva e la madre non aveva marito. Mentre preparava pensava, pensava. Ma non si lamentava mai, faceva tutto e lo faceva cantando e poi si metteva veloce davanti allo specchio. Guardava sorridendo cosa c’era nella specchio. Solo con Dio si lamentava e solo con Lui piangeva. E si metteva a sentire cosa diceva e poi si sentiva stupida e si toccava le caviglie e una volta si accorse che aveva una macchia sul vestito e che questo era di cibo fresco ma non aveva cucinato e non si era neppure avvicinata ai fornelli.
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