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domenica, 31 agosto 2008

Alla mia ranocchia di specie invasata
che all’appuntamento si stagna.
E destra subacquea aggiunge
all’occhio segregando.
Al dì, cambio l’acqua ai cani e ormai
alla mia amica ranocchia che in ferie
non và. Apre il giorno con brina o secco
e all’appuntamento ora s’altalena e
indugia.
M’aspetta, s’inchina e si stagna; e
debole come lucciola refuso del cosmo
la vedo brillare e passo lieve a non
disturbarla e lei immobile
al fondo m’incontra e gira un inchino
e s’inabissa al lume ora al bianco
ora al nero e disperdo lo sguardo
chiama mio figlio e d’un tratto ancora
rema nel buio una luce, taglio l’invelata
e m’abbaglio segretando.
(da: I quaderni dell’impostore)
mercoledì, 27 agosto 2008
-Eppure c’è crisi ed è ben visibile e non importa che di questa si possa parlare. Le parole non hanno alcun significato, sono catapultate nella palude. La confusione non è più definibile: è un rumoroso aggruppamento di “anime” idealizzate dove l’Io, per intenderci, è caricato come una molla. Il vitalismo è arrivato con il soppiantare l’uomo e l’uomo è divenuto la macchina stupida al servizio di questo percorrere da A, a B, fine.
sabato, 23 agosto 2008
C’era una donna che voleva tutto per sé. Ma questo lei non lo sapeva. E un poco era sempre arrabbiata, sempre un poco nervosa. E andava dicendo che gli uomini sono senza sentimento e le piacevano solo gli uomini di cuore, come diceva alle amiche. Questa donna aveva un bel marito e tre figli ancor più belli, due maschi ed una bambina, l’ultima. Ed era contenta per questo, ma c’era qualcosa che non andava, c’era qualcosa dentro che proprio non andava, ma non sapeva cosa fosse.
lunedì, 18 agosto 2008
Mi piace questo tam tam
questo tamburo di pelle.
No, l’esatto è dire che piace
il vuoto e il rumore è pacchiano.
L’orbita è cosa ridicola, un sopravanzo;
un telegramma a stop. Ed è subito
pacchiano.
Ci si mettono in molti ad orecchiare
teatro, chiarire, ripetere comunità.
Io son qui: riacchiappo due tre cose
un vecchio catamarano in rotta tra Galle
e Malè*, una corona da morto sott’acqua
a poppa, scambiata per delle viscere e testa
di spada.
A l’eco s’aggiunge il verso,
e non v’è equilibrio se poco
a poco si versa l’impiccio.
Giochi, copiature, liberitudini
(abitudini nevrotiche) che colano
si fanno avamposto.
E tu, al bar passi
io sposto la sedia e
copio un'altra storia,
un altro diversement.*
*trecentoventidue miglia prima.
*Pierre Joseph Buchoz
(da: I quaderni dell’impostore)
mercoledì, 13 agosto 2008
L’impresario ha deciso di risultarsi all’impresa
e come mobilia ha aperto uno sportello.
- Hai voglia! – che con il pubblico, è grasso
che cola andarci in pareggio.
- Ma andiamoci! – faceva il mobiliere,
- Movimentiamoci.-
Gli attacchini (alfabetizzati)
mancano il soggetto e non si sa
se per disguido tipografico o per
disorganizzazione combinatoria.
- Napoleone! – con quelle bordate!
Mo neppure le saette vanno
per questo pantano.
(da: I quaderni dell’impostore)
venerdì, 08 agosto 2008
La geometria che è spaventosa e che non esiste in natura
è figlia di quel Dio interno che si chiama destino.
E’ piana ed è pure solida.
Il fatto è che all’esterno si inizia a spettegolare.
Teoremi lo so. Ma sono preoccupato.
Vuoi, che iniziando a tirar fili da panni
puliti, si saprà dove ti sei nascosta?
E’ più facile di quanto si creda.
(da: I quaderni dell’impostore)
domenica, 03 agosto 2008
Mi evito da tempo,
mi rado solo quando
mio figlio imberbe
decide per lo spettacolo.
I denti li pulisco
stando alla finestra
mentre Billy, il cane bianco
scodinzola da sotto,
intendendo il suo magnete
la scodella d’inox.
Il caos, quello che precede
e viene dopo
fa a meno di me.
Gli mando due
o tre figuri con il
mio nome e cognome ed
hanno frequentazioni che
ignoro.
(da: I quaderni dell’impostore)
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