aeroporto

   nessuno conosce ulisse


domenica, 31 agosto 2008
 

Verde que te quiero verde

 

Immagine 2004

Alla mia ranocchia di specie invasata  

 

che all’appuntamento si stagna.

E destra subacquea aggiunge

all’occhio segregando. 

 

Al dì,  cambio l’acqua ai cani e ormai

alla mia amica ranocchia che in ferie

non và. Apre il giorno con brina o secco

e all’appuntamento  ora s’altalena e

indugia.

 

M’aspetta, s’inchina e si stagna; e

debole come  lucciola  refuso del cosmo

la vedo brillare e passo lieve a non

disturbarla e lei immobile

al fondo m’incontra e gira un inchino

e s’inabissa al lume ora al bianco

ora al nero e disperdo lo sguardo

chiama mio figlio e d’un tratto ancora

rema nel buio una luce,  taglio l’invelata

e m’abbaglio segretando. 

 

 

(da: I quaderni dell’impostore)

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mercoledì, 27 agosto 2008
 

Deliri (al telefono cellulare, mattina del 11.2.08, in giardino)

-Eppure c’è crisi ed è ben visibile e non importa che di questa si possa parlare. Le parole non hanno alcun significato, sono catapultate nella palude. La confusione non è più definibile: è un rumoroso aggruppamento di “anime” idealizzate dove l’Io, per intenderci, è caricato come una molla. Il vitalismo è arrivato con il soppiantare l’uomo e l’uomo è divenuto la macchina stupida al servizio di questo percorrere da A, a B, fine.

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sabato, 23 agosto 2008
 

Le cose esistono nonostante noi stessi

 C’era una donna che voleva tutto per sé. Ma questo lei non lo sapeva. E un poco era sempre arrabbiata, sempre un poco nervosa. E andava dicendo che gli uomini sono senza sentimento e le piacevano solo gli uomini di cuore, come diceva alle amiche. Questa donna aveva un bel marito e tre figli ancor più belli, due maschi ed una bambina, l’ultima. Ed era contenta per questo, ma c’era qualcosa che non andava, c’era qualcosa dentro che proprio non andava, ma non sapeva cosa fosse.

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lunedì, 18 agosto 2008
 

Fatti miei

Mi piace questo tam tam

questo tamburo di pelle.

No, l’esatto è dire che piace

il vuoto e il rumore è pacchiano.

L’orbita è cosa ridicola, un sopravanzo;

un telegramma a stop. Ed è subito

pacchiano.

Ci si mettono in molti ad orecchiare

teatro, chiarire, ripetere comunità.

 

Io son qui: riacchiappo due tre cose

un vecchio catamarano in rotta tra Galle

e Malè*, una corona da morto sott’acqua

a poppa, scambiata per delle viscere e testa

di spada.

 

A l’eco s’aggiunge il verso,

e non v’è equilibrio se poco

a poco si versa l’impiccio.

 

Giochi, copiature, liberitudini

(abitudini nevrotiche) che colano

si fanno avamposto.

 

E tu, al bar passi

io sposto la sedia e

copio un'altra storia,

un altro diversement.*

 

 

*trecentoventidue  miglia prima.

 

*Pierre Joseph Buchoz

 

(da: I quaderni dell’impostore)

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mercoledì, 13 agosto 2008
 

Chi sa tutto chi sa quasi tutto.

L’impresario ha deciso di risultarsi all’impresa

e come mobilia ha aperto uno sportello.

- Hai voglia! – che con il pubblico, è grasso

che cola andarci in pareggio.

- Ma andiamoci! – faceva il mobiliere,

- Movimentiamoci.-

Gli attacchini (alfabetizzati)

mancano il soggetto e non si sa

se per disguido tipografico o per

disorganizzazione combinatoria.

- Napoleone! –  con quelle bordate!

 

Mo  neppure le saette vanno

per questo pantano.

 

(da: I quaderni dell’impostore)

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venerdì, 08 agosto 2008
 

Segnaletica sul lirico steso

La geometria che è spaventosa e che non esiste in natura

è figlia di quel Dio interno che si chiama destino.

E’ piana ed è pure solida.

Il fatto è che all’esterno si inizia a spettegolare.

Teoremi lo so. Ma sono preoccupato.

Vuoi, che iniziando a tirar fili da panni

puliti, si saprà dove ti sei nascosta?

E’ più facile di quanto si creda.

 

(da: I quaderni dell’impostore)

 

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domenica, 03 agosto 2008
 

Amleto con nuovi accessori

Mi evito da tempo,

mi rado solo quando

mio figlio imberbe

decide per lo spettacolo.

 

I denti li pulisco

stando alla finestra

mentre Billy,  il cane bianco

scodinzola da sotto,

intendendo il suo magnete

la scodella d’inox.

 

Il caos, quello che precede

e viene dopo

fa a meno di me.

Gli mando due

o tre figuri con il

mio nome e cognome ed

hanno frequentazioni che

ignoro.

 

(da: I quaderni dell’impostore)

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