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domenica, 28 settembre 2008
Camminavano nelle alghe umide distanti dal bagnasciuga. All’alba era ancora buio a ridosso della rocca. A fianco del muro cieco c’era odore di legna umida bruciata. Sotto le alghe c’erano i massi della scogliera. Brillavano spugne di sale superstite su piccole pozze d’acqua. Altre a scaglie tendevano al rosato con la luce nuova. Pulci di mare ripetevano a specchio il va e viene del mare, senza accennare a salti: solo come rematori instancabili vogavano verso e torna.
“Sotto il costone c’è una teiera, và.” Disse l’uomo che aveva preso come “schiavo” un -senza niente-.
Il servo prese la comanda senza chiedersi come avrebbe trovato il contenitore. Era bianco smaltato, scheggiato con il coperchio incernierato e rivolto a terra come rifiuto.
Nel costone sospese, zanzare, moscerini, mosche attendevano per i crimini, si fece largo a colpi di manate e schiaffi sulle gambe e scese di corsa comicamente. Nel suo procedere, accennò un qualche linguaggio da subalterno.
Con l’ascia divisero due tavolette e spaccarono un cuneo, accesero le alghe chiare vergate appena di marrone.
“Prenderai tutte e tre le femmine e le venderai?” domandò il servo.
“Me ne libero.”
“Prima che tu ne disfi dammene una per una notte”.
“Stai zitto serpe, non mi disfo di nulla. Le vendo.”
“Quando?”
“Cosa ti interessa quando.”
“Non voglio mancarti di rispetto”.
“Stai zitto, c’è da piegare tavole oggi”. Alludeva al dar forma alle ordinate con l’acqua bollente per l’ossatura della barca. Continuò:
“Sei fesso di sembianza e atteggiamento, è così che sei. Impara un mestiere umile. Se sarai femmina con le femmine, forse ne troverai una che ti farà felice.”
martedì, 23 settembre 2008

Oggi a cena con il mercante d’arte.
Si fanno in sei mesi
duecentocinquantamila euro netti.
Una bella cifra
ma non si calcolano i chilometri
e l’usura che ne consegue.
Il punto è che c’era già il filone d’oro.
E non è questione di piccone.
(da: I quaderni dell’impostore)

Nel dipinto (particolare e tutto) "tentativo" di autoritratto.
sabato, 20 settembre 2008
Non ho avuto neppure il tempo di leggere tutto il libro.
La noia era troppa. Troppe cianfrusaglie. Troppe parole.
Se ci fosse stato qualcosa, sarei venuto a cercarti.
Invece ti lascio dove sei seppellito
mi chiedo perché tutta quella pigrizia.
Avresti potuto cercare meglio nella tua lingua
e capire questa, cosa voleva insegnarti.
Si, insegnarti sciocco che sei.
Passi tutta la vita con lei e non ne sai nulla.
E siccome non ne sai nulla ti ci arrampichi sopra.
Poetucolo, scrittore, scrittrice che di professione non fa nulla.
Puoi mettere pure i decimali o le virgole tra le parole
ma il punto vedi è, che la cosa, è una cosa semplice.
La parola non è fatta per essere scritta e neppure parlata.
Neppure usarla come ripetizione o cantata.
Misericordia! Lascia stare i giochetti,
le belle frasi, le rotondità, le disperazioni bucoliche,
le rime, i sonetti, gli endecasillabi e tutte le cose vuote
che ci sono dentro. Abbi coraggio e segui la verità
della parola.
Questa è una autostrada che ti porta dritto da dove sei partito.
Tutto qui, è solo all’indietro nelle terre da dove sei venuto.
Ma forse sei troppo sciocco e troppo ignorante per capire.
E pensi che non ne valga la pena.
Se arriverai a condurre quanto ti dico scoprirai i tuoi antenati.
La vita che ti è stata data è solo una parte del visibile,
e tu stai cadendo dentro l’invisibile. La tua vita è meno
buia, meno vuota, meno noiosa di tutti gli sciocchi
che non possono dirti le cose vere. Lascia perdere
l’inconscio, l’io, l’educazione scientifica, e tutti i giochetti
che costruiscono per te. Hai la parola, segui questa e scoprirai
il tuo vero nome. Segui Omero, segui i canti Veda e cogli le similitudini.
Parti (se vuoi) dalla via lattea, dalla notte buia come una mammella di vacca.
Fai questo come a ridere e sii leggero.
“nella mungitura della notte, nella schiuma del latte della notte", dunque "nel cuore della notte, nel buio notturno" (amolgòs < amelgo "mungere", per cui il latino mulgeo e l’inglese milk)
(da: I quaderni dell’impostore)
giovedì, 18 settembre 2008
C’è sempre un tempo malvagio.
C’è l’ipotesi opposta a bilancia.
C’è una giustizia per un po’ pendente
ma dicono che con un calcio la cosa
si metta per il verso giusto.
A forza di botte, pesi, scongiuri e
sacrifici, la Signora è perplessa:
ha messo in terra la stadera ed
ha deciso di mercanteggiare.
E’ una questione di generazioni.
Forse una o due e forse neppure
queste.
Deve essere problema religioso.
Quello che viene che vede che dice
o questo che fa e disfa.
In pista fanno il solito giro a
otto e non volano rimangono.
Da grandi saranno dei buoni
tiratori e precisi scolari.
E non si parla neppure d’essere
severi, solo un poco pedanti.
Dopo la virgola i decimali varranno
ancora. Almeno così dicono.
(da: I quaderni dell’impostore)
martedì, 16 settembre 2008
Si suppone (supponiamo) che la vita sia come
un cartoccio di carta d’alluminio.
Servono euro tremila di optional per la
rifinitura nel nuovo modello della Jaguar xkr-s.
La radica è vietata per legge: bandita dal codice stradale americano.
Questione di schegge.
Si suppone che da un pezzo l’immortale lavori per i cretini
fabbrica romanzi ed epici poemi. Come può ora l’idiota
essere più idiota?
Supporre l’immortalità.
Credere nell’esistenza di un possibile esistito.
Ci dice che tutto è già inutile
e lo specchio di cortesia sul deflettore
è un dettaglio.
note
- mi permetto, (dice un personaggio accendendo una lucina da camposanto) è proprio così! E’ la bestemmia che ci rende credenti che ci fa sentire nell’anima e nelle budella Dio. Niente è più vero dell’uomo nello spergiuro. E’ atto d’amore. La vita diviene vera immortalità questo è quello che conta o fingo che conti.
(da: I quaderni dell’impostore)
sabato, 13 settembre 2008
Accade che sono divorziato
accade che sono sposato.
Accade che sono divorziato sposato.
Accade (ogni volta che ti affacci
allo stipite della porta) che maneggi
il mio presente, intendendo lavorare
sul futuro.
Non so quale ordigno viene prima,
se l’occhio spalancato, sulla nullità mia
s’intende o sui percorsi a tempo.
Rimane che sono un fallito sul tempo,
e sui percorsi (inverto gli addendi) confondo le cose,
m’incanto, come si dice.
Credevo di scrivere una lettera
d’incarico, e non so come
ti resisti.
(da: I quaderni dell’impostore)
giovedì, 11 settembre 2008
Il radiatore disperde quanto è stato ordinato
il rinculo è già sentito.
L’arena mi è parsa nel va e vieni più salottiera:
le mirabilie concludenti danzatrici erano concordi
e all’unisono attorno alle caviglie imperlinavano
come convenuto.
L’orizzonte origliava (come al solito).
La solitudine è l’arrivo dei ricchi e della finzione terrena.
Se non fosse stato per qualche nembo,
avrei creduto ad una trappola.
(da: I quaderni dell’impostore)
martedì, 09 settembre 2008
Due colpi di fregata sulle cime tempestose
comete, carri luce e si ritraggono di balzo.
Maree, scopre a luce viva sulla piazza
la stanza con balcone
facce dietro la porta a vetri.
Pigne sui tre viali aspettano i Lari.
Altra catasta d’acqua a somma.
Ma non s’incontrano questi mari,
ognuno passa per i vicoli suoi.
(da: I quaderni dell’impostore)
venerdì, 05 settembre 2008
Il mal di vivere
sapessi d’esistere
altro conto saprei fare.
Una somma, una forma a
più.
Mi concedo di rivoltar le tasche,
di frugare negli orli del maldisposto.
Non ci arrivo.
Come fai tu?
Imitarti?
Il ticket
bisogna di spiccioli?
Consumi?
(da: I quaderni dell’impostore)
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