Si andava sulla luna con missile,
navicella e stadi si facevano in tre.
Abbassato l’entusiasmo sono rimaste
le rampe di lancio, l’alta tecnologia
(pure la bassa) e le missioni.
La luna neppure ci ha fatto caso,
è quella che è:
un’attrazione turistica.
Dobbiamo farne conto: dieci nove
otto sette
forse non importa neppure
il fatto che dovremo fingerci ancora.
(da: I quaderni dell’impostore)
Ho avuto molte donne, ho sognato di avere molte donne. Ho avuto una donna piccola thai. Pure un'altra stava nello stesso letto. Era bello svegliarsi, due donne nello stesso letto. I barattoli scatolette alimentari e c’eravamo inventati coperchi. La mattina facevo il bagno e loro pulivano la capanna. La barca, un catamarano che mi ero fatto costruire scivolava. Sognavo vele nuove. Ho comprato la macchina per cucire e tutto il villaggio è corso a vestirsi. Abbiamo fatto con le stoffe fatte venire dalla Cina vestiti per tutta la scuola.
Girato con i piedi verso la terra, e le spalle rivolte alla casa, guardando verso l'albero d'ulivo, contemplando il silenzio, ora meditava la confusa ilarita' che, montata con lo stato d'inquietudine, si era lasciata andare dalla felicità del parlare. La voce, l'intensità del suono, seguiva un moto ascendente e discendente; l'ascesa erano le figure retoriche dell'estraneita', dell'accusa, del sottointeso; la discesa il personale, il proprio io narrante; come egli volesse legare nel suo modo di parlare, l'altro "sè", l'irrazionale. E ora contemplando il silenzio, sentendo il vento frusciare tra i rami, il canto degli uccelli in lontananza e alcune voci sopraggiungere da estranei, il pittore capì che dentro sé s'era frantumato qualcosa, capiva, non solo l'evidenza del modo ridicolo di esporre un proprio dissenso, ma si rendeva pur conto che il moto di ribellione aveva così creato un'immagine pittorica.
La voce era conosciuta e il pronto che senti` ansioso lo innervosì e mentre egli pensava ancora per immagini sentiva una donna chiedere qualcosa, ma distratto non riusciva a capire di cosa si trattasse. Sul tavolo, davanti alla vetrata che dava sul mare, lascio` il fiore di buganvillea sgualcito.
La voce al telefono diceva:
- Le piaceva che dicessi quelle cose. E io gliele dicevo all’orecchio, piano, mentre ero sopra di lei, e lei allora iniziava a gemere e andava. Beh! sembrava proprio che era nella storia. E allora iniziava a muoversi e gemeva, e io dicevo di stare ferma se no usciva. E poi con la voce le dicevo di tutte le cose oscene che le “facevano” e a lei piaceva questo. E lei voleva sempre la stessa storia, quella dello stupro, ma io mi seccavo a raccontar sempre la stessa storia e lei una volta mi disse: “allora fammele quelle cose, fammele.”
![Macrobius,_climatic_zones[1]](http://files.splinder.com/8342ed4e7fb6e19aa6c7bbdb45996822.jpeg)
L’idiozia che si alza e cammina (ne ho viste di scene).
Ho visto tante isteriche e troppe furbe
che si spacciano per poeti.
Hanno dalla loro la voce ma questa prima o poi sparisce.
Basta dirti questo. Basta capire il ritornello.
Ti alzi e ti asciughi. I capelli fumano da vecchia.
Sei vecchia ormai e nulla puoi contro il tempo.
Il ritornello è diventato patetico e ridono di te.
Il ritornello ride di te, la morte che viene e che và.
Lei è sempre fresca e profumata. Ma questo non c’entra nulla con te.
A tre passi savi o a tre minuti savi. O questa follia che ha nome
e giorno di nome ha avuto il suo passo.
Non importa se quaranta o cinquanta o sessanta.
Importa se hai amore da dare. Troppe madri si nascondono
con giudizi da senza sesso. Linciano quello che desiderano
e muoiono senza altro che pochi nomi. Hanno in terra
la borsa, dimenticano tutto il resto.
“Caro, prendimi un sorso d’acqua alla fonte, in quella fonte” [infante-pedante specifico].
Ci sono troppe porte per quella fonte. Troppe stanze,
troppi rumori nuovi dietro la porta.
L’idiozia che si alza e cammina.
Io ne ho viste di scene.
E dicono che esistono migliori capriole
di questi quattro nuovi personaggi.
Caratteri che in fondo alla bussola (con ago
cuci e ricama)…. In fondo?
Ma che significa in fondo?
Temo che la signora scambi un cotechino
per una zampa. Bella fine per una fine
e cita e recita (me ne dispiace)
“Il filosofo interdisciplinare
è quel tale che ama se vautrer
(vuol dire stravaccarsi) nel più fetido
lerciume consumistico. E il peggio è
che lo fa con suprema voluttà
e ovviamente dall’alto di una cattedra
già da lui disprezzata.
Non s’era visto mai
che un naufrago incapace di nuotare
delirasse di gioia mentre la nave
colava a picco. Ma non c’è pericolo
per gli uomini pneumatici e lui lo sa.”*
Ma il figlio sa d’essere l’artefice?
Quale personaggio ai bordi, quale figlio?
Quale epoca?
Il drammaturgo sale e scende le scale.
* Senza pericolo: Montale
(da: I quaderni dell’impostore)
Dovrei chiedere a qualche spirito (di questi)
di intercedere. C’è un ampia letteratura lo so.
Ho il fondato timore che i miei traslochi
obbligati e/o pacifici sono da imputare
a qualche disegno di precisione con
after shave e tanto di schiaffetto.
A Satrico la nuova inquilina S. M. Goretti
è accorta a non ingarbugliarsi
con la mater del mattino, mater matuta.
Con qualche disguido burocratico
(duemila anni) è a pochi passi.
Se li conto sono tredici.
(da: I quaderni dell’impostore)