aeroporto

   nessuno conosce ulisse


mercoledì, 26 novembre 2008
 

Sugli abitanti dei legni da ardere

Ho alberi interi accatastati e ci cresce dentro l’erba e stanno lì assieme dieci a volte quindici, con tutti i rami. Da lì, lo prendo  e  lo taglio e quando questo è finito di bruciare ne prendo un altro. Pianto eucalipti per tutto il margine della proprietà. Sono frangivento e sono pure alberi da legna buoni. E’ così che faccio. Taglio  a un metro, due metri dalle radici e questo ricresce più forte che prima.  A volte cadono ma questo succede solo nel canale dove ci sono le nutrie. Queste si fanno  sempre la tana sotto questi alberi e allora le radici s’indeboliscono. Per questo faccio così con la legna da ardere. Una bella catasta di tronchi al margine del canale proprio sulla sponda. Sembra proprio un fortino. Le nutrie fanno la tana sotto i tronchi, fanno gallerie.  Vivono tutti in famiglia fino a quando i maschi diventano adulti e vogliono farsi una famiglia loro. Mi accorgo di questo per via degli alberi che iniziano ad incrinarsi sulle sponde. I maschi sono grossi quasi il doppio ed hanno un colore più chiaro sul dorso. Escono solo a notte e mangiano, sono tranquille, e tu le puoi vedere così: tutte assieme che mangiano l’erba; poi girano le spalle e se ne vanno  tutte assieme. Sembra che nemmeno si siano accorte della tua esistenza. E’ con la nutria che si fa il castorino, la pelliccia dico.   La nutria è il castorino.  

 

 

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venerdì, 21 novembre 2008
 

Senza ritorno

 

Lo sciocco si aggira per Parigi

Sottrae divora

compra  rivende

compila schede in proporzioni

 

L’inganno è nell’ingannarsi

un occhio a quello che rimane

la vita ad un passato prossimo

vola per  un atterraggio.

 

(da: I quaderni dell’impostore)

 

 

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domenica, 16 novembre 2008
 

Come ho preparato gli steli millefoglie

 

Erano due anni che non ci andavo dentro, dico del I Ching. Quest’estate passavo  il viale lungo che porta alle serre dove ci coltivo piante giovani, e sul bordo vedo un bello stelo di achillea millefoglie con sopra una vespa. Mi fermo a guardare e sotto vedo una cavalletta che quando vado per prenderla è morta e m’accorgo che già le formiche s’erano pure loro accorte di questa cosa, così con le antennine si parlavano. Allora taglio il fiore con tutto lo stelo e ci cammino un poco assieme e poi lo lascio sopra delle cataste di vasi che ho fuori l’avanserra, così per buttarlo.  E quando dalla serra quasi a sera esco, mi sono dimenticato, vedo il  fiore ancora buono. “Se domani sta ancora li, -dico a me- ne prendo altri”. I Ching, tutti  sanno cos’è: è il libro dei mutamenti e tutti  sanno cos’è. Ma anche questa volta tutto dalla mente è uscito e non se n’è fatto nulla  con l’achillea mille foglie e così cento, mille volte passavo e neppure ci badavo a queste piante che sono tantissime  specie nei terreni calcarei e si mette, qui da me, sempre al margine della strada di breccia che porta alle serre. L’altro giorno mi sono ricomparse belle che seccate, dure già da essere  tagliate con gli steli fatti di legno ormai e con il fiore chiuso come le zampe d’un ragno. Così ho tagliato alcuni steli ed ho fatto i cinquanta bastoncini che servono, tagliando ai nodi. Il lavoro di seccarle l’hanno fatto da sé  e non c’è stato bisogno di altro.

 

 

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martedì, 11 novembre 2008
 

Perché quest’oggi sono felice

 

Tutta la notte è piovuto ma sono riuscito allo stesso modo d’andare sul trattore. Dovevo far uscire due grossi tronchi d’eucalipto, così legarli con una catena e farli uscir fuori dal canale. Pensavo proprio di andar gìù in questa terraccia d’argilla. Ma quest’anno non ho fresato, non ho lavorato la terra; l’ho lasciata stare, per via che ora non racconto, ma ho solo falciato e fatti covoni per il mio vicino che ha cinque belle Frisone e le tiene a pascolo libere.  Sono andato con le grosse ruote che un poco scendevano e mi dicevo, ad ogni passo che faceva la trattrice: “che sciocco che sono, non arriverò mai; andrò giù.” E invece di tornar indietro ero felice e andavo. Così sono arrivato infondo alla proprietà e pure la volpe che dorme vicino da me in serra è uscita, poi come al solito non ho badato a lei, faccio finta sempre di non vederla e mi sono tutto bagnato dentro l’erba alta mentre con la catena legavo i tronchi al margine del fosso. Ho messo le ridotte corte ed ho tirato fuori i tronchi grossi. L’acqua scendeva tra le foglie, era bello vedere nel canale come l’acqua ancora andava veloce verso il mare. Abito dal mare a pochi chilometri. Le strade qui sono margini alla campagna: migliare; e ieri, mentre andavo al borgo, per via dei sigari, sul ciglio della strada dove c’è il brecciolino c’era una gattina, sembrava invece che morta che dormisse e, poco dopo ho visto una busta con sparpagliate delle arance. Erano messe li come in un quadro o come in un film, invece stavano li e basta e poi ho portato, dico di oggi, i grossi tronchi legati assieme con la lunga catena per tutta la campagna con tutte le fronde fino a casa, e li c’era mio figlio al cancello interno, attaccato alla rete e mi chiamava e saltava. Allora sono sceso dalla trattrice e insieme siamo andati a casa.

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giovedì, 06 novembre 2008
 

finzioni

  Egli sosteneva quell’esame di coscienza che s'era posto da qualche giorno e, riassumendo a grandi linee la sua vita, si era messo a dividerla dall’adolescenza fino a dopo il matrimonio.    L'analisi era su tutti i fronti, e benche` fosse risoluto nel vo­ler trovare un "traguardo",si insinuava piano nel ragionamento il suo modo di lavorare su piu` piani, come se intrecciasse un qual­siasi personaggio di un suo romanzo. La morte di sua figlia era il periodo della forza evocativa, della distruzione degli spazi ampi, era il periodo delle foreste, intese come boschi, dei fiumi tortuosi e delle pozzanghere d'acqua. In una parola era il perio­do dell'amante, la sorella di sua moglie. "Ma cosa c'entrava" si domandava, "L'insistenza dell'immagine, delle foreste e dell'ac­qua? E cosa evocava essere entrato nella vita di un`altra donna?" Lascio` da parte questi pensieri, che erano soliti in lui quando si apprestava a costruire un personaggio, cercando di collocarlo simbolicamente, e godendosi il sole vagava senza meta.

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domenica, 02 novembre 2008
 

“A”… (come agricoltura)

 

Ho smesso la mia rivoluzione

un gambale corto, un rappreso

omaggio di equivoco passaggio.

Treni, miniere, montagne infernali.

L’attore sempre quello, il buono

recita essere un falso.

A diciassette anni questo è un fatto

pronto ma sciocco.

Bisognava levigare meglio la pietra

ardire a strumenti nuovi:

costruire l’altro per levar l’acqua

a questo.

 

 

(da: I quaderni dell’impostore)

 

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