aeroporto

   nessuno conosce ulisse


lunedì, 29 dicembre 2008
 

Nello stesso tempo

In faccia nostalgie buttano marosi

La barca non si era fermata

Seguiremo nelle vicine bare l’epidemia
rabberciando alla meglio i surrogati,
figure: il sopraggiunto ci desta dall’urlante

(da: I quaderni dell’impostore)

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martedì, 23 dicembre 2008
 

Su come tengo il camino vivo

E con l’acqua che io tengo buono e a lungo il fuoco nel camino. Preparo un solo tronco e questo lo metto sulle braci e dura venti ore e a volte  più, poi al mattino quando questo sé consumato e sono solo brace aggiungo un altro pezzo grosso e questo lo faccio fino alla fine dell’inverno. Alla sera, prima d’andare a letto, con una bottiglia  d’acqua  bagno bene il legno e  questo, lo stesso  a notte si riaccende: sotto è vivo.  Quando ho costruito casa ho messo un caminetto moderno quelli che producono acqua calda sanitaria e pure può riscaldare con i termosifoni per via di saracinesche. Così, prima accendo la caldaia e quando questa ha scaldato tutti i termosifoni la spengo e poi fa tutto da lui,  il camino e tiene l’acqua così come ho detto bella calda, a sessanta gradi.  E’ un bel modo di usare la legna e l’acqua non è in contraddizione con il fuoco. Solo gli stolti non sanno utilizzare le apparenti contraddizioni, penso io allora.

 

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mercoledì, 17 dicembre 2008
 

Su quello che c’è sopra la natura e l’universo (o su come il giroscopio è il moto)

Così un giorno mi sono messo a pensare che ci deve essere un modo per capire il soprannaturale, tutto ciò che sta sopra la natura.  Così dice la parola e penso io che  sono le immagini. Adesso spiego quello che ho capito su questa cosa e sull’uso di questa cosa. Lo faccio come questa parola vuole.

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giovedì, 11 dicembre 2008
 

A pezzi il Romanzo (sull’inutilità del diritto d’autore)

 

 

  La protagonista e l'amico erano seduti l'una di fronte all'altro, vicino alla balaustra che delimitava il ristorante, sotto c'era la sabbia. Avevano finito di mangiare e, durante la colazione, l'amico aveva parlato delle sue figlie, poi aveva par­lato con distacco del suo ultimo lavoro.                                      

-  Ma d'altronde la mia crisi a cosa posso agganciarla se non al bisogno d'una religiosità, dove il conforto nasce dal presupposto che, in un esterno, le stelle vivono, come in un interno giace l'immagine. "Incipit vita nova."

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sabato, 06 dicembre 2008
 

Voltaire usato come pressa. (canotti di salvataggio americani)

 

I porti immaginari erano scogli, entravo nelle anse. Le manovre, con i remi fissati ad anelli di gomma erano a scatti.  Sentivo l’acqua sotto scivolare:  questa spingeva, questa  spingeva e la sentivo muoversi sotto il telo di gomma che era poco irrigidito  da fine doghe di legno. Nero era questo telo  e se era asciutto scottava. Gialli erano dipinti i tubolari. Azzurre erano le due piccole chigliette sotto:  due lamelle di gomma rigida incollate. Due erano le traverse di gomma legate ai tubolari che erano anche i sedili. Due erano i remi dall’alluminio che si potevano anche unire, bianche erano le pale. Un piccolo albero con due cimette come sartie, una piccola vela. A cinque anni è stata questa la mia  barca. 

A poppa c’era un altro anello, s’infilava un remo e diventava timone.

Era un residuo bellico della seconda guerra: canotti di salvataggio americani. Mio padre me lo comprò in un magazzino polveroso e quando lo vidi non era un granchè, grigio verdastro legato come un salame. Per tutta casa si sentì forte la colla vischiosa. Grossi volumi di filosofia servirono per far incollar meglio le parti nuove.

Immagine 2167

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lunedì, 01 dicembre 2008
 

Catamarano

La parola catamarano deriva dalla parola in lingua Tamil kattu-maram: kattu "legare" + maram "albero", in quanto trae origine dalle imbarcazioni utilizzate dalle popolazioni del, Paravas una aristocratica comunità di pescatori posta nel litorale sud di Tamil (India).

Racconterò come ho attraversato l’oceano indiano. Se si guarda un catamarano, esso è un tronco d’albero grosso scavato. Ma è sempre insufficiente ad essere una barca. S’aggiunge qualcosa e quel qualcosa sono due tavole lunghe di legno a sormontare il tronco vuoto: le murate. Le murate, ossia due assi di legno, due palanche, si raccordano a prora e a poppa, legandole con della corda. Ecco perché i catamarani tradizionali dello Sri Lanka hanno quello strano disegno sgraziato, oggi. Rispondono al disegno originale, ma con quella “modernità” infantile incapace d’accorgersi dell’inghippo. Un tronco dicevo, si naviga su un tronco vuoto posti su un binario di legno, due parallele e per bilanciare la vela un altro tronco piccolo ma questo rimane pieno. E’ una barca primitiva è la barca dell’uomo che si è allontanato dalla costa. Questa è una cosa da raccontare, allontanarsi dalla costa.   

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