Erano sulla panchina, il piccolo era fuori dal passeggino in piedi e tirava sassolini, li raccoglieva con cura in terra e li lanciava in aria, il marito leggeva. La donna curva sulla borsa cercava le chiavi della macchina.
-Facciamo il giro inverso, passiamo dai cammelli, poi le giraffe e per ultimo andiamo dai leoni. - Il marito guardava il piazzale con la gente che si ammassava attorno a due pappagalli che parlavano.
La macchina era parcheggiata proprio all’entrata e si vedeva il cofano brillare.
Un arco tra punte infuocate come tizzoni che ardono, e spenti nella mitologia solo per un sogno, né pace né inquietudine, solo distanze planetarie come silenzi, e al risveglio il cuore trafitto, e fuggire oltre il mare dimenticando chi siamo e perché, Padre.
La costruzione di un personaggio -un personaggio tutto tondo-, come si dice, è per me un ossessione. Il più piccolo aspetto deve essere vero, dai numeri, ai “calcoli” inconsci, alle nevrosi ed il loro percorso, e non dico dell’Io! La consapevolezza nel lettore deve essere sempre indiretta “magica,” come verità d’un equinozio.