Gli ulivi hanno bisogno d’acqua. Ho cento ulivi, conto e divido ma due ore devo star sotto le piante. Si da l’acqua a giugno per il nocciolo, perchè questo si formi e s’ingrossi. Si fa così se si vuol evitare l’alternanza cioè quando la pianta s’incanta e per un anno rimane ferma, senza frutti.
Dovrò svolgere la tela. La trama: viali tessuti da piste d’elefanti, da kudu, da impala. Le rive scoscese dove il bufalo ed il leone s’incontrano. L’attesa, l’aereo, la cartina, l’ago della bussola. Imbastire la trama: portarmi dietro il mio ego come rete da portapacchi. Gli snak, i take awey, le docce al campo, le stanze da letto fatte di tela tesa, il bagno con pareti in bambù. Alle cinque si chiuderanno i cancelli. Scivolerò (la sera) nei sensi conviviali. Misurerò gli alberi e l’acqua. Calcolerò le miglia asfaltate o in terra battuta, quello che conterà. Non porterò con me la psicologia, la figura. Questo, forse il viaggio che preparo.
Dice una guida del parco che sfoglio:
Attenzione: Si prega di fare particolare attenzione agli orari di chiusura del Parco e alla distanza e al tempo necessario per raggiungere i vari Campi all'interno dello stesso.
P.S. Mi allineo al sottinteso, “all’arietta d’ospedali” (di “Corazziniana” memoria e, permettetemi coincidenza oggi è anniversario della sua scomparsa) che è l’aspettato. Il punto, naturalmente senza importanza, non è la nostalgia ma il vuoto; “influsso galattico,” superstizione.