Il prossimo viaggio forse sarà quello di andare in America per comprarmi una casa a buon mercato. Miami? New York? Non lo so, non mi interessa è indifferente. Acquisterò una casa e non saprò che farne. Ci abiterò? Non credo. Perché lo faccio? Non lo so. In un dialogo surreale sento dai promotori di questa iniziativa: “Una casa in america costa come un garage, invece di un garage ci compriamo una casa ok, papà?” Pare che sia un affare. Un affare per chi, non saprei. Quello che dico, non è per snobismo, ma perché non m’interessa. D'altronde ho fatto una pace separata; le guerre, valeva la pena combatterle quando si poteva disertare e in un paese confinante, rifarsi una vita.
Questi “italici” urlano: “cittadinanza”. S’accorgono di Roma, ora. Dicono: “fuori la tirannia” e vogliono usurpare la cittadinanza di Roma. Dov’è il tiranno? Dov’è la tirannia? Se non nella loro falsificazione? Toro sannita fatto di cupidigia senza gloria. Osano coniare moneta sbeffeggiando Roma. Urlano a Roma cittadinanza è qui, monete false. Cosa è questo? Se non un pugno di finte schiere di uomini? Due cose: loro e la loro moneta, un toro sannita che trafigge la Lupa. E’ chiedere forse questo cittadinanza? Sono femmine senza padrone. Al Senato, porterò teste sannite, non miserevoli idiozie. Moriranno senza essere stati, solo Roma gli ha dato credito. E’ come viene ripagata? Con monete blasfeme.

Avevo scritto che “quest’isola” è un isola di pietra. Avevo scritto che questa isola è abitata da “deportati” e che il mare è negazione: il non ritorno. Un viaggio è ritorno, è ritorno da subito. Avevo sottolineato con strane e pedanti metafore al viaggio, ai “viaggi” di Goethe, di Gogol, al gulag di molti, al gulag di S. (Sinjavskij) e D. (Daniel), al viaggio senza ritorno di D. All’esilio di S., avevo scritto l’esempio che non si può scrivere e forse per molti non si può vivere, rimane incomprensibile; imprendibile sentimento.