Nikolaj Gogol’ così, nella seconda edizione delle Anime morte nel milleottocentoquarantasei, iniziava la sua prefazione:
“Chiunque tu sia, o mio lettore, in qualunque luogo tu ti trovi, qualunque sia la tua condizione, sia tu onorato per alto rango o di umile estrazione, se Iddio ti ha concesso di saper leggere e il mio libro ti è capitato tra le mani, ti prego aiutami.”
Chiunque tu sia, dunque. Aiutami! E’ tardi. Gogol’ è oramai personaggio, è morto. Andrei Sinjavskij per questioni inerenti alla letteratura viene processato ed assieme al poeta D. (D. sta per Daniel) viene condannato ai lavori forzati duri per sette anni, cinque a Daniel. E’ uno dei tanti, sono due dei tanti, milioni d’ “antisovietici” che condividono la stessa punizione: il Gulag.
Cosa centrano questi due disgraziati con Gogol’ e con queste isole? Nulla, assolutamente niente, non sono che congetture, associazioni, per alcuni suggestioni, per altri solo analogie senza costrutto.
Ma “forse” sono i primi a dichiararsi non “Anime morte”. “Forse” è una espressione suggestiva, ma da un punto di vista politico, non è cosa da poco quel forse.
“Idea di una città. Frivolezza al più alto grado. Chiacchiere che superano ogni misura. Come tutto ciò sia nato dall’ozio e abbia acquistato una forma ridicolissima. Come persone non sciocche giungano a commettere delle assolute sciocchezze.” Appunti di Gogol’ relativi alla prima parte delle anime morte, appunti per il suo romanzo.
L’otto settembre millenovecentosessantacinque arrestano S. presso i viali dell’università; qualche giorno dopo stessa sorte tocca anche a D. Quel giorno S. doveva spendere gli ultimi otto rubli che gli restavano mangiando con la moglie presso il ristorante Praga, inizia quel giorno, forse e “sottilmente” (pesantemente), il viaggio di S. verso la metafora come sottili piume del sentimento.
Il presidente della corte Smirnov, accusa i due “mediocri” scrittori (S. e D.) di aver violato l’art. 70 del Codice Penale della RSFSR, cioè "tradimento della patria, doppiezza, agitazione e propaganda antisovietica, diffusione di letteratura antisovietica » .
I « due » vengono accusati di celarsi dietro i personaggi delle loro opere : le idee e le opinioni espresse dai loro personaggi vengono considerate come proprie e quindi, sono chiamati a rispondere.
“Voglio solo rammentarvi alcuni concetti elementari”, dice a difesa Sinjavskij, “che riguardano la letteratura. Le parole non sono realtà, ma solo parole: l’immagine artistica è convenzionale l’autore non si identifica con il personaggio. Si tratta di verità elementari”.
“Anch’io, dice Daniel’ Julij, che sono ebreo, sono un antisemita in un personaggio…. In una mia opera… c’è un vecchietto che fa il cameriere il quale dice qualcosa sugli ebrei…” (Negli atti processuali vi è questo giudizio: Julij Daniel’ è un convinto antisemita).
"Viene da chiedersi che cosa siano l’attivismo politico » dice Sinjavskij al processo, ”e la propaganda e cosa la letteratura? La posizione dell’accusa è questa: la letteratura è una forma di attivismo politico e di propaganda; la propaganda o è sovietica o è antisovietica; stabilito che non è sovietica, di conseguenza, è antisovietica. Io non sono d’accordo".
E così, il professore, saggista, romanziere Sinjavskij ed il suo amico traduttore scrittore Daniel, vengono condannati ai lavori forzati mentre loro si proclamano Innocenti con
Durante il Gulag Sinjavskij scrive , celandolo sottoforma di lettere alla moglie, il saggio -all’ombra di Gogol-. “Gogol’ avvolse
“Come prendano corpo le fantasie e come queste raggiungano il colmo del ridicolo. Come tutti involontariamente si occupino dei pettegolezzi e come ne risultino degli uomini-femmine.
Come una vita senza senso e un ozio imponente si risolvano in una morte oscura, che non dice nulla. Come stupidamente si compia questo terribile avvenimento. Non si commuovono. La morte colpisce un mondo insensibile. Tanto più atroce deve apparire al lettore l’insensibilità da cadavere della vita.” Appunti di Gogol’ per la prima parte del romanzo Anime morte.
