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   nessuno conosce ulisse


giovedì, 16 aprile 2009
 

Isole (.)

 

Nikolaj Gogol’ così, nella seconda edizione delle Anime morte nel milleottocentoquarantasei, iniziava la sua prefazione:

“Chiunque tu sia, o mio lettore, in qualunque luogo tu ti trovi, qualunque sia la tua condizione, sia tu onorato per alto rango o di umile estrazione, se Iddio ti ha concesso di saper leggere e il mio libro ti è capitato tra le mani, ti prego aiutami.”

Chiunque tu sia, dunque. Aiutami!  E’ tardi. Gogol’ è  oramai personaggio, è morto.   Andrei Sinjavskij per questioni  inerenti alla letteratura viene processato ed assieme al poeta D. (D. sta per Daniel) viene condannato ai lavori forzati duri per sette anni, cinque a Daniel. E’ uno dei tanti, sono due dei tanti,  milioni d’ “antisovietici” che condividono la stessa punizione: il Gulag.

Cosa centrano questi due disgraziati con Gogol’ e con queste isole? Nulla, assolutamente niente, non sono che congetture, associazioni, per alcuni suggestioni, per altri solo analogie senza costrutto. 

Ma “forse” sono i primi a dichiararsi  non  Anime morte”. “Forse” è una espressione suggestiva, ma da un punto di vista  politico, non è cosa da poco quel forse.

“Idea di una città. Frivolezza al più alto grado. Chiacchiere che superano ogni misura. Come tutto ciò sia nato dall’ozio e abbia acquistato una forma ridicolissima. Come persone non sciocche giungano a commettere delle assolute sciocchezze.” Appunti di Gogol’ relativi alla prima parte delle anime morte, appunti per il suo romanzo.

L’otto settembre millenovecentosessantacinque arrestano S.  presso i viali dell’università; qualche giorno dopo stessa sorte tocca anche a D. Quel giorno S. doveva spendere gli ultimi otto rubli che gli restavano mangiando con la moglie presso il ristorante Praga, inizia quel giorno, forse e “sottilmente” (pesantemente), il viaggio di S. verso la metafora come sottili piume del sentimento.

 

Il presidente della corte Smirnov, accusa i due “mediocri” scrittori (S. e D.) di aver violato l’art. 70 del Codice Penale della RSFSR,  cioè "tradimento della patria, doppiezza, agitazione e propaganda antisovietica, diffusione di letteratura antisovietica » 

I « due » vengono accusati di celarsi dietro i personaggi delle loro opere : le idee e le opinioni espresse dai loro personaggi  vengono considerate come proprie e quindi, sono chiamati a rispondere. 

 

“Voglio solo rammentarvi alcuni concetti elementari”, dice a difesa Sinjavskij, “che riguardano la letteratura. Le parole non sono realtà, ma solo parole: l’immagine artistica è convenzionale l’autore non si identifica con il personaggio. Si tratta di verità elementari”.

“Anch’io, dice Daniel’ Julij, che sono ebreo, sono un antisemita in un personaggio…. In una mia opera… c’è un vecchietto che fa il cameriere il quale dice qualcosa sugli ebrei…” (Negli atti processuali vi è questo giudizio: Julij Daniel’ è un convinto antisemita).

"Viene da chiedersi che cosa siano l’attivismo politico » dice Sinjavskij al processo, ”e la propaganda e cosa la letteratura? La posizione dell’accusa è questa: la letteratura è una forma di attivismo politico e di propaganda; la propaganda o è sovietica o è antisovietica; stabilito che non è sovietica, di conseguenza, è antisovietica. Io non sono d’accordo".

E così, il professore, saggista, romanziere  Sinjavskij ed il suo amico traduttore scrittore Daniel, vengono condannati ai lavori forzati mentre loro si proclamano Innocenti con la I maiuscola. Per la prima volta nella storia dei processi politici “sovietici” due individui si proclamano innocenti. Un gran coraggio senza ombra di dubbio.

Durante il Gulag Sinjavskij scrive , celandolo sottoforma di lettere alla moglie,  il saggio -all’ombra di Gogol-. “Gogol’ avvolse la Russia e tutto il mondo con uno sguardo di basilisco, e tutto ciò che era vivo si offuscò e morì sotto la sua influenza. Le anime morte sono il poema di come la natura e l’anima del mondo siano morti: fino a quando, come Gogol’ non saranno compenetrati dalla coscienza di un alto destino…” Un gesto eroico quello di S. e D. senza dubbio, e visti i tempi “poetici-politici” la convinzione di Sinjavskij d’una letteratura fantastica, d’un verismo fantastico, come diceva Lui era più che assicurato. La storia è  seriale nella  tragedia del banale. E così anch’egli è divenuto personaggio, e si muove ormai tra i rivoli di quei pochi che per stato sociale si possono permettere lo studio e le letture più disparate, ad eccezione degli  studenti, che dal canto loro sono pieni di buoni propositi asinini. La macchina pare sia sempre quella,  ma, c’è un ma…. Di per se l’idiota, l’essere idiota (personaggio o meno) è parte  di quello che si chiama doppio.  

“Come prendano corpo le fantasie e come queste raggiungano il colmo del ridicolo. Come tutti involontariamente si occupino dei pettegolezzi e come ne risultino degli uomini-femmine.

Come una vita senza senso e un ozio imponente si risolvano in una morte oscura, che non dice nulla. Come stupidamente si compia questo terribile avvenimento. Non si commuovono. La morte colpisce un mondo insensibile. Tanto più atroce deve apparire al lettore l’insensibilità da cadavere della vita.” Appunti  di Gogol’ per la prima parte del romanzo Anime morte.

 

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